Mirela Nastasia
Traduttore libero professionista di madrelingua romena

     Mi sono trasferita in Italia dieci anni fa e qui ho completato il percorso di studi iniziato nel mio paese natale, la Romania. Nel 2008 ho conseguito, con il massimo dei voti, la Laurea specialistica in Traduzione presso l’Università degli Studi di Torino.

     Già dal primo anno ho iniziato la collaborazione con alcune agenzie italiane di traduzione. Ho capito così che la mia voglia di fare e di imparare trovava nel mondo professionale della traduzione un terreno molto fertile. Un lavoro mai ripetitivo, fonte di continuo miglioramento, che offre ampie possibilità di crescita professionale e culturale coniugando autonomia, creatività, rigore e puntualità.

     Il primo vero banco di prova per il metodo di lavoro acquisito durante l’università è stato proprio l’elaborato finale: traduco verso l’italiano il saggio di Laurent Danon-Boileau - “L’enfant qui ne disait rien” (52.000 parole circa).

     La passione per le lingue straniere rappresenta il filo conduttore della mia formazione. Ricordo ancora il desiderio di poter assaporare le grandi opere della letteratura universale in lingua originale. Da qui alla ricerca delle traduzioni possibili, della parola giusta per dire la stessa cosa nella propria lingua, il passo è stato breve. Per scoprire poi, ai confini dell’intraducibilità, il fascino e la magia di una lingua, la sua identità più profonda.

     Dopo la maturità linguistica fu per me un grande onore essere ammessa alla Facoltà di Lettere dell’Università di Bucarest – uno dei più prestigiosi atenei romeni. L’indirizzo di studi scelto, lingua e letteratura romena – lingua e letteratura francese, alimentò il mio desiderio di approfondire lo studio delle lingue.
     In assenza di accordi in materia di riconoscimento degli esami conseguiti all’estero non è stato possibile far valutare il curriculum universitario di due anni, svolto a Bucarest, in vista del proseguimento della mia carriera universitaria in Italia. Non restava che ricominciare…

     Nel 2005 ho conseguito la laurea in Scienze della Mediazione Linguistica (votazione 101/110), presso la Facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università di Torino. Il corso di studi prevedeva attività linguistico-formative finalizzate al consolidamento della competenza scritta e orale dell’italiano e di altre due lingue di studio (nel mio caso, francese e inglese) e all’acquisizione delle conoscenze fondamentali necessarie alla mediazione interlinguistica e interculturale.
     Nella tesi di laurea – “La cantatrice chauve e la traduzione dell’assurdo” – ho analizzato la traduzione italiana della Cantatrice chauve evidenziando alcune delle strategie traduttive adottate da Gian Renzo Morteo nel suo tentativo di procurare al pubblico italiano le stesse emozioni che il testo teatrale originale aveva trasmesso al pubblico francese.
      La cantatrice chauve (1950) ha segnato una svolta decisiva nell’evoluzione delle forme drammatiche e la nascita del teatro dell’assurdo. La prima bozza, Englezeşte fără profesor (1943), scritta in romeno, rimanda esplicitamente al metodo Assimil che ispirò «l’anti-commedia» di Ionesco. La matrice romena, ancora trasparente nella pièce francese, dà origine al linguaggio disarticolato delle scene finali. Strutture contaminate, risultato dell’interferenza tra rumeno e francese che il drammaturgo, perfettamente bilingue, ha sapientemente trasformato in comicità.
      L’abilità traduttiva di Gian Renzo Morteo è frutto di una profonda conoscenza del fenomeno teatrale, del teatro dell’assurdo e dell’opera di Eugène Ionesco in particolare. Ionesco è uno scrittore tutt’altro che facile da tradurre proprio per l’uso parodistico e grottesco del linguaggio quotidiano:
               “parole deformate, mutile, i meccanici giuochi di rime e di assonanze, gli                accostamenti e i pseudo ragionamenti basati esclusivamente su affinità foniche                tra vocaboli, i gargarismi vocali, l’ebbrezza comiziale di un’eloquenza fine a se                stessa.”
                                                                                                                        (G.R. Morteo)
     Tradurre Ionesco significa mettere in scena la distruzione del linguaggio. La traduzione diventa quindi operazione creativa, o parafrasando Umberto Eco, ininterrotta “negoziazione” tra perdite e compensazioni, tra significato e interpretazione.

     Naturale prosecuzione del corso triennale, la laurea specialistica in Traduzione mi ha consentito di specializzarmi sempre di più e di acquisire consapevolezza metodologica e rigore analitico.
     Oltre l’affinamento della competenza nell’italiano e nelle altre lingue di studio (francese e inglese), il curriculum in Traduzione specialistica proponeva approfondimenti relativi alle terminologie specialistiche, attività dedicate all’acquisizione dei linguaggi settoriali con riferimento alla terminologia e alle scelte stilistiche e affrontava i vari aspetti teorici e pratici della disciplina traduttiva.

     Per la tesi di laurea traduco verso l’italiano il saggio di Laurent Danon-Boileau - “L’enfant qui ne disait rien”. A guidare la mia scelta è stata proprio l’apertura interdisciplinare del testo, che lascia trasparire la professionalità poliedrica dell’autore. Laurent Danon-Boileau è psicanalista, linguista, docente universitario e scrittore. Membro della Società Psicanalitica di Parigi, svolge la sua attività terapeutica presso il Centro Alfred Binet di Parigi, dove si occupa di bambini e adolescenti con difficoltà linguistiche, affetti da patologie che vanno dalla disfasia all’autismo.
     Troppo spesso, fa notare l’autore, i disturbi del linguaggio vengono analizzati da un punto di vista esclusivamente psicologico o neurologico. Soltanto un approccio plurimo che mette in relazione fattori diversi legati allo sviluppo cognitivo, all’ambiente sociale e ai fattori neurologici e biologici e che privilegia il gioco può strappare questi bambini al loro silenzio.
      Il testo tradotto è espressione di una lingua speciale, utilizzata in un determinato ambito scientifico, quello delle scienze cognitive. La funzione dominante è quella referenziale, denotativa – funzionale, prevalente nei testi scientifici: il mittente vuole innanzitutto trasmettere informazioni e conoscenze; la preoccupazione per rendere chiaro il codice espleta la funzione metalinguistica, mentre l’impostazione informale, quasi colloquiale del discorso, lontana da una rigida esposizione accademica di dati clinici e sintomi, espleta la funzione fatica.
      La traduzione in italiano è accompagnata da una riflessione sui metodi e le strategie da me attuate per rendere il testo in italiano efficace e accettabile per la cultura di arrivo, rispettando allo stesso tempo la costruzione e lo stile del testo di partenza. I procedimenti traduttivi analizzati sono la traduzione letterale, la trasposizione, la modulazione, l’equivalenza e l’adattamento.
     Particolare attenzione è stata prestata alle «false analogie e ambigue affinità» tra francese e italiano che spesso portano a malintesi, ad errori di comprensione e di traduzione. I cosiddetti falsi amici sono vocaboli che, pur essendo uguali o molto simili formalmente, hanno un significato parzialmente o completamente differente.
     L’ultimo capitolo pone in analisi contrastiva alcuni indicatori di forza: verbi performativi e connettivi (giustificatori, conclusivi, modali, relativizzanti, rafforzatori) e la loro realizzazione nel testo originale francese e nella traduzione in inglese eseguita, per la Oxford University Press, da Kevin Windle.

     Convinta che la laurea non sia affatto un punto di arrivo ma al contrario un punto di partenza, ho deciso di investire le mie competenze e conoscenze nel mondo affascinante e arduo della traduzione: una professione da coltivare quotidianamente, che richiede aggiornamento continuo e sempre più intenso.

      Iscritta all’Albo dei Consulenti Tecnici del Giudice e all’Albo dei periti presso il Tribunale di Biella in qualità di traduttore e interprete per le lingue: romeno, moldavo, francese, inglese).

Dott.ssa Mirela Nastasia
 
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Socio Ordinario Mirela Nastasia - Socio AITI
   
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